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venerdì 20 novembre 2015

Esame Avvocato 2015: utili consigli per le prove scritte

Riportiamo di seguito alcuni “trucchi del mestiere” e le strategie per poter risolvere i casi, per mezzo dell’utilizzo dei codici e di uno studio mirato.

01. CONSIGLI PRATICI OLTRE LA PREPARAZIONE
Le prove scritte di esame non si svolgono in un ambiente sterile o che favorisce la meditazione e la riflessione. Al contrario, le condizioni ambientali sono spesso ostili: poca illuminazione, temperatura inadeguata, piani di lavoro che a volte si riducono a sedie con una ribalitina costituiscono eventi tutt’altro che rari nelle sedi di Corte di appello ove si tengono le sessioni d’esame. Oltre a ciò, va considerato che l’esame si svolge in sale che normalmente contengono centinaia di persone, con tutto quello che ne consegue in termini di confusione o difficoltà a trovare la giusta concentrazione. Anche questo è un aspetto che deve essere considerato ed affrontato dal candidato allenato, il quale deve sapersi imporre in via preventiva una certa autodisciplina mentale per raggiungere comunque, anche in condizioni difficili, un elevato standard di rendimento. Questo risultato potrà essere favorito anche dall’adozione di alcuni semplici accorgimenti come, ad esempio, tappi per le orecchie, per isolarsi dall’ambiente circostante, e l’assunzione di cibi adeguati, per tenere alto il livello di attenzione e le risposte del fisico.

02. COME SFRUTTARE AL MASSIMO I CODICI COMMENTATI
Un altro fattore di particolare importanza consiste nell’abilità con cui si adopera il codice commentato. Un buon codice commentato aiuta quasi sempre in modo significativo, se non decisivo, per la soluzione del caso oggetto del parere, purché si abbia la pazienza della consultazione e, soprattutto, la capacità di individuare gli articoli da consultare.
Dinanzi al caso, quindi, vanno individuati, innanzitutto, gli istituti giuridici che sono coinvolti. Se, ad esempio, si tratta di un contratto tipico, occorre leggere e meditare tutti gli articoli che disciplinano quel determinato contratto. Se si tratta, invece, di un contratto atipico, diviene necessario analizzare la disciplina del contratto tipico, il cui schema è più prossimo (ad esempio, leasing e vendita con riserva della proprietà: in questo caso, si vedrà come, sotto la norma dell’art. 1526 c.c., si rinvengono preziose indicazioni circa la risoluzione per inadempimento del contratto di leasing). Un particolare ausilio nella individuazione delle norme e degli istituti giuridici rilevanti è dato, oltre che dal richiamo che ciascuna norma fa ad altre norme del codice o ad altre fonti normative, dall’indice analitico-alfabetico posto alla fine del codice commentato. Detto indice consente, infatti, di individuare agevolmente le norme relative all’argomento ricercato.
Una volta trovate le norme di interesse, la lettura del commento delle stesse è facilitata dalla sua suddivisione in distinti paragrafi, che riordinano in modo sistematico le massime giurisprudenziali relative alla norma. Le specifiche problematiche giuridiche sono individuabili tramite la ricerca delle parole chiave evidenziate in neretto. Va infine ricordato che il commento alle prime norme di ciascun istituto contiene, nelle battute iniziali, massime giurisprudenziali che riassumono i tratti essenziali dell’istituto, circostanza di particolare utilità nella redazione dei c.d. «brevi cenni». Sovente, inoltre, i commenti a ciascuna norma od istituto giuridico si chiudono con un paragrafo dedicato alla particolare casistica.

03. COME AFFRONTARE L'ESAME: LA BELLA COPIA
E' difficile, ovviamente, stabilire la «dimensione ottimale» di un elaborato. In ogni caso, la sintesi – intesa come assenza di argomenti inutili, di ripetizioni, di giri di parole – è una qualità dello scritto generalmente apprezzata. Ciascun candidato si augura che l’esaminatore sia comprensivo in sede di correzione. Un modo efficace per ben disporre l’esaminatore consiste nell’alleviare la fatica del leggere: la qual cosa presuppone, evidentemente, una grafia chiara o, quanto meno comprensibile.
Al candidato devono essere chiari i seguenti punti:
a) l’elaborato scritto deve essere chiaro e intellegibile, sia nella sostanza sia nella forma;
b) per quanto riguarda la sostanza, ogni affermazione deve avere una premessa da cui scaturisce logicamente e deve risultare adeguatamente motivata;
c) per quanto concerne la forma, è fondamentale scrivere con una grafia chiara e comprensibile, utilizzando una forma lineare ed
evitando periodi e fraseggi eccessivamente lunghi e complicati. Assolutamente da evitare le frasi incidentali;
d) tra le varie parti dell’elaborato vi deve essere equilibrio.
Il candidato dovrà svolgere le premesse generali sugli istituti giuridici, cui si riferisce il caso, se ciò è espressamente richiesto dalla traccia, facendo attenzione a non essere prolisso ed a non trattare specifici aspetti che non siano rilevanti per la risoluzione del caso prospettato. Dopo le premesse, andranno riportate le problematiche, dalla cui trattazione discende la soluzione del caso concreto. Se la soluzione della questione non è pacifica, occorrerà cercare – nei limiti in cui si sia in grado di farlo – di esporre gli argomenti in favore e contro le rispettive tesi. Infine, occorrerà illustrare sinteticamente la soluzione.

04. LE TRE PROVE SCRITTE: COME AFFRONTARLE AL MEGLIO
Il segreto per una buona riuscita della prova scritta sta anche nella capacità del candidato di distribuire bene il tempo a sua disposizione: sette ore per ciascuna delle tre prove scritte.
Ecco una distribuzione ottimale. La prima ora dovrebbe essere utilizzata per:
  1. leggere con attenzione ed analizzare le 2 tracce proposte (che diventano 3 nel caso dell’atto giudiziario);
  2. scegliere quella che, pur apparendo eventualmente più complessa, implica lo svolgimento su una materia meglio conosciuta;
  3. effettuare l’inquadramento del caso ed individuarne la possibile soluzione;
  4. redigere una scaletta degli argomenti, che saranno svolti, e dei riferimenti (normativi, dottrinali e giurisprudenziali) da richiamare.
Nelle successive sei ore si passa alla materiale redazione dell’elaborato (parere o atto), se possibile, direttamente ‘‘in bella’’, sviluppando e integrando la scaletta in precedenza predisposta (nel caso di grafia difficilmente leggibile, il candidato deve riservarsi il tempo necessario, non inferiore ad un’ora, per copiare l’elaborato in ‘‘bella’’).
In ogni caso, occorre tener presente che nelle ultime due ore si è di regola abbastanza stanchi, e, pertanto, non in grado di affrontare compiti gravosi: circostanza questa che sconsiglia di rimandare a tale momento la trattazione dei punti più complessi dell’elaborato.

05. LA SCELTA DELLA TRACCIA
La facoltà di scegliere il parere motivato fra 2 questioni e l’atto giudiziario fra 3 quesiti costituisce per i candidati una opportunità preziosa e deve essere esercitata, entro un termine ragionevole, tenendo conto sia della propria preparazione, sia delle esercitazioni in concreto effettuate durante il biennio di tirocinio.
L’esame della traccia scelta
Scelta la traccia, occorre esaminarne con attenzione il testo, leggendolo almeno 2 volte per assicurarsi di averne ben compreso il senso.
Esaminare attentamente la traccia significa non soltanto dare peso alle singole parole utilizzate ed ai periodi incidentali (che spesso apportano ulteriori elementi di valutazione), ma anche effettuare una analisi corretta dei fatti in essa esposti, necessaria per passare ad una individuazione corretta delle questioni di diritto.
Una comprensione travisata dei fatti indicati nella traccia — della quale ci si accorga tardi o addirittura al termine della prova — pregiudica lo svolgimento dell’elaborato o addirittura ne rende impossibile la rielaborazione.

06. L’utilizzo dell’indice analitico del codice, dei richiami normativi e delle note
Per l’analisi della traccia, è necessario soprattutto ‘‘saper usare i codici’’. Questi sono generalmente integrati da un indice analitico-alfabetico, in cui le singole norme sono raggruppate sotto singole voci relative ai vari istituti e disposte in ordine alfabetico.
L’indice riporta, sotto ogni voce, tutti gli articoli del codice che ad essa si riferiscono.
Richiami normativi
Inoltre, i singoli articoli del testo sono spesso integrati con i richiami (effettuati tra parentesi) di altri articoli dello stesso codice o di altri codici: i richiami intertestuali stanno a significare che l’argomento o il concetto contenuto in un determinato articolo è anche trattato nell’articolo indicato tra parentesi.
Ad esempio, se oggetto della prova è il contratto con obbligazioni a carico del solo proponente, l’indice analitico di qualsiasi codice riporta generalmente il riferimento agli artt. 1333 e 1468 c.c.; e, consultando detti articoli, è possibile trovare un richiamo agli artt. 1803, 1813 e 1987 c.c. (ciò indica un certo collegamento con il contratto di mutuo e di comodato, tradizionalmente considerati contratti con obbligazioni a carico del solo proponente, nonchè con la promessa unilaterale).
Note di richiamo
Anche le note di richiamo, per lo più poste in calce ad ogni norma, possono essere assai utili per far ricordare concetti e nozioni (e, talvolta, possono anche suggerire parti del compito).
La consultazione dell’indice analitico e l’esame dei richiami normativi e delle note — proprio perchè offrono spunti significativi per l’individuazione degli argomenti da trattare e della struttura da dare al compito — costituiscono un valido supporto per la predisposizione della scaletta.
L’ideale è portare all’esame almeno due codici, compilati da autori diversi e annotati con la giurisprudenza, al fine di poter utilizzare indici, note e richiami diversi, nonchè massime di sentenze diverse.

07. La predisposizione della scaletta
Punto di partenza per la redazione della prova scritta è la classica ‘‘scaletta’’, cioè un appunto, nel quale vanno sinteticamente indicati i diversi argomenti, tra loro coordinati, che si intende svolgere, nonché i riferimenti normativi corrispondenti agli istituti giuridici che si intende trattare.
La scaletta rimane sempre e soltanto uno schema pro memoria, che agevola il lavoro del candidato, ricordandogli gli argomenti da svolgere ed aiutandolo a non andare ‘‘fuori traccia’’: può essere eventualmente modificata o integrata durante la redazione dell’elaborato.
Occorre stare attenti nel raccogliere le voci che circolano nell’aula di esame:
  • sia perché spesso si tratta di notizie imprecise o addirittura errate che possono confondere
  • sia perché, più semplicemente, si potrebbe rischiare di concentrarsi su un singolo aspetto, oggetto della ‘‘voce’’, sottovalutando il materiale già autonomamente raccolto e perdendo di vista la struttura complessiva dell’elaborato.
08. La redazione dell’elaborato
 La comprensibilità dell’elaborato — sotto il profilo della grafia, della grammatica e della sintassi — costituisce il primo criterio di valutazione dei commissari. Ne consegue che il primo accorgimento del candidato deve essere quello di cercare di scrivere in forma chiara e scorrevole e con grafia facilmente leggibile: l’esigenza di interrompere continuamente la lettura, per soffermarsi su parole indecifrabili o su espressioni contorte, infastidisce (e, talvolta, irrita) i commissari ed impedisce loro di seguire il filo del ragionamento svolto nel compito.
Le varie parti dell’elaborato devono essere espresse con un periodare semplice (senza troppi incisi o subordinate); la trattazione dei singoli argomenti giuridici deve essere il più possibile incisiva; le ripetizioni vanno evitate; la sequenza dei periodi deve essere rispettosa della logica (grammaticale e giuridica).
Non va mai dimenticato che ogni commissione esaminatrice è composta da esperti (avvocati, magistrati e docenti universitari), che sono tenuti a leggere centinaia di compiti in tempi relativamente ristretti: il miglior modo di presentarsi è quello di esporre — con una grafia chiara o, quanto meno, comprensibile (che alleggerisca la fatica del leggere) — uno sviluppo ragionato, logico e consequenziale degli argomenti.
L’elaborato di esame non deve contenere segni di identificazione, né l’apposizione di segni in luogo delle parole (ad es., ‘‘x’’ in luogo di ‘‘per’’; ‘‘+’’ in luogo di ‘‘più ’’).
Nella redazione dell’elaborato, che costituisce il nucleo centrale di ciascuna delle 3 prove scritte, assumono una importanza determinante (anche maggiore della stessa preparazione teorica) il metodo di disamina delle questioni giuridiche e la tecnica di redazione.
La copiatura dell’elaborato
Qualora la prima stesura dell’elaborato non risulti immediatamente comprensibile, entro le 7 ore concesse, conviene copiare l’elaborato, con particolare attenzione alla grafia ed alla sintassi, per rendere più agevole il compito della commissione, che non può e non deve incontrare difficoltà di lettura e di comprensione del compito scritto.
I candidati hanno l’obbligo di usare esclusivamente carta munita del sigillo della commissione e della firma del presidente o di un commissario da lui delegato, ma non hanno anche l’obbligo di riconsegnare tutti i fogli ricevuti, anche se non utilizzati.
Pertanto, in linea di principio, la consegna della minuta è una facoltà (e non un obbligo) del candidato, che, di volta in volta, potrà decidere se esercitarla o meno. È preferibile consegnare anche la minuta in tutti i casi in cui gli elaborati siano stati scritti con una grafia non facilmente comprensibile ovvero siano stati frettolosamente ricopiati, con il rischio di errori od omissioni.
In ogni caso, l’elaborato di esame va consegnato con calma, senza far ressa, osservando attentamente le modalità previste: in particolare, conviene chiudere, dapprima, la busta grande con l’elaborato e, poi, quella piccola con le proprie generalità : potrebbero verificarsi, infatti, incresciosi incidenti di scambio di nomi, che vanificherebbero tutto il lavoro fino a quel momento faticosamente svolto dal candidato diligente.

09. La gestione del tempo
Il profilo di maggiore criticità nelle prove scritte è rappresentato dal tempo a disposizione del candidato: sette ore rappresentano uno spazio cronologico minimo per lo svolgimento di tutte le attività che sono richieste al candidato e, dunque, è assolutamente necessario che esse siano sfruttate al meglio.
Razionalizzazione del tempo
Primo passo è razionalizzare il tempo.
Occorre eliminare i passaggi e le attività che, molto spesso, determinano uno spreco inutile del poco tempo a disposizione, tra cui , molto comune, quello determinato dalla decisione di cambiare la traccia scelta: questione che, in astratto, dovrebbe porsi solo in ambito di redazione del parere (poiché solo con riguardo ad esso vengono assegnate due tracce tra cui scegliere nella medesima materia).
Sempre più spesso capita di sentire di candidati che, in corso di svolgimento dell’atto, cambiano traccia, e dunque materia, passando dall’atto di diritto civile a quello di diritto penale o di diritto amministrativo e viceversa: poche cose, in sede di esame, sono tanto deleterie quanto un mutamento della traccia, poiché ciò significa aver bruciato tutto il tempo dedicato a quella scelta in precedenza; poche cose, peraltro, sono parimenti inutili, dal momento che le tracce sono tutte di più o meno eguale difficoltà , e solo la progressiva conoscenza dei problemi di quella che abbiamo scelto ce la fa apparire più difficile di quella o di quelle che abbiamo esaminato solo superficialmente e poi scartato.
Il consiglio, dunque, è dedicare un minimo tempo alla scelta, affinché essa contenga un minimo di consapevolezza: dopo di che, quella scelta deve ritenersi irreversibile e tutto il tempo a seguire deve essere dedicato allo svolgimento del problema assegnato.
Organizzazione del tempo
Occorre focalizzarsi sull’organizzazione del tempo. La soluzione di un caso giuridico (in specie di quelli assegnati in sede di esame) richiede sostanzialmente lo svolgimento di attività che si caratterizzano per un certa ripetitività: per ciascuno di noi quelle attività richiedono un tempo diverso. Vi è , ad esempio, chi ha rapidità nello scrivere in forma gradevole e chi invece necessita di più tempo; chi ha dimestichezza con la consultazione di un codice annotato con la giurisprudenza e chi invece ha una preparazione più squisitamente teorica; chi ha costante abitudine alla redazione di atti e chi, invece, non ha mai avuto occasione di scriverne.
È evidente come ogni candidato dovrebbe conoscere, ben prima di presentarsi all’esame, quali siano i suoi punti forti e quali i suoi punti deboli: e, soprattutto, dovrebbe avere strutturato in precedenza un sistema nell’ambito del quale le diverse attività, necessarie per seguire il percorso che va dalla scelta della traccia sino alla redazione finale dell’atto, siano in linea di massima predeterminate nella propria dimensione temporale.
In sostanza, ben prima di sostenere l’esame un candidato dovrebbe conoscere in quanto tempo normalmente egli materialmente redige un atto giudiziario (dopo che abbia trovato la soluzione al problema sottopostogli), ovvero conoscere in quanto tempo di norma egli riesca ad individuare la soluzione di un caso teorico-pratico, in modo da essere pronto ad affrontare la situazione concreta in sede di esame.

Esame Avvocato 2015, la redazione del parere motivato







Il parere pro veritate è l’atto con il quale l’avvocato si pronuncia su una specifica questione legale che gli è sottoposta. Deontologia professionale esige che nell’atto l’avvocato evidenzi “la verità” giuridica della questione, dunque la situazione effettiva, non la soluzione più favorevole al cliente.Tra le circostanze che inficiano il parere tanto da determinarne l’insufficienza, rientrano in primis gli errori concettuali o sugli istituti: es. l’usucapione è “un modo di acquisto della proprietà a titolo derivativo”; es. la truffa è “un reato contro la persona”.
Errori simili, anche se riconducibili a semplici sviste, compromettono la prova. Si ricorda infatti che la valutazione dell’atto è ancorata a parametri meramente oggettivi e non soggettivi.
L’atto deve essere chiaro, scritto in modo comprensibile e semplice (ma non semplicistico). Per cui, la prima regola base consiste nel redigere il parere con una calligrafia che sia leggibile.
Altri errori gravi sono quelli ortografici: es. Tizio sparò ma se “non avrebbe” sparato sarebbe stato ucciso.Solitamente sugli errori di grammatica, i commissari raramente sono tolleranti. E’ consigliabile portarsi dietro anche un vocabolario della lingua italiana e/o dei sinonimi e contrari: nei momenti di forte tensione emotiva la memoria fa brutti scherzi e si incorre in errori elementari o in dubbi che mai avreste pensato di avere.
Tra gli errori da evitare, poi, ovviamente quelli inerenti al contenuto del parere: dimostrare una conoscenza confusa o sommaria dell’argomento o esporlo in maniera inadeguata, compromette il buon esito della prova. Ad esempio, espressioni del tipo “Il dolo è alternativo, eventuale, diretto e in questi casi cambia quello che vuole l’agente mentre agisce, nel suo pensiero” sono censurati dalla commissione seduta stante..
Scrivete frasi brevi e senza troppe incidentali o subordinate. Non utilizzate la prima persona singolare bensì la terza persona singolare: i commissari non vogliono sapere il vostro parere personale, ma le critiche giuridiche a quelle tesi. Riportate le argomentazioni in maniera neutra e indiretta: non citate i nomi degli autori, ma nascondetevi sempre dietro a formule del tipo “l’indirizzo predominante” o “parte della dottrina minoritaria” ovvero ad “altra parte della dottrina”.
Evitate le domande dirette, anche se retoriche: usate sempre la forma delle domande indirette. Evitate anche di ricopiare interamente gli articoli del codice: solitamente anche i commissari li sanno, altrimenti vanno a leggerli dal codice. Riportate sempre la giurisprudenza, ma non copiatela così come citata dal codice:argomentatela e contestualizzatela all’interno del vostro discorso.
Ricordate che dovete essere coscienti dell’argomento trattato, ma ciò non vuol dire che dobbiate redigere un trattato né al contrario un atto estremamente breve. Attenetevi a quello che vi chiede la traccia senza soffermarvi su questioni marginali o non richiesti espressamente.
La lunghezza dell’elaborato è relativa: tuttavia una lunghezza “giusta” è configurabile tra le 4 e le 5 facciate.E’ importante evitare le ripetizioni, sia di concetti sia di vocaboli, al fine di non annoiare oltremodo il commissario che lo dovrà leggere.
Anche la mancata comprensione della traccia compromette il buon esito del parere: per questo è bene leggere più volte e attentamente sia la traccia, sia il proprio atto. Del resto, avete sette ore di tempo, per cui organizzatevi con calma. Un consigliato “contingentamento dei tempi” potrebbe essere:
- prima ora: leggere e rileggere la traccia e approntare lo schema;
- seconda ora: leggere le norme del codice coordinarle tra loro per lo schema logico che ci siamo preparati, e integrare con la giurisprudenza;
- dalla terza alla quinta ora: redazione del parere;
- sesta ora: rilettura brutta e pausa;
- settima ora: copiatura.
Tempo lungo, sì, ma non illimitato: evitate per cui di ridurvi all’ultimo minuto per la ricopiatura in bella.

Ecco alcune “dritte” più tecniche sulla redazione del fatidico atto.
La struttura del parere
Non affidatevi a schemi preimpostati. Il parere non è un ricorso o una citazione, non c’è nessuna “maschera” da seguire. Lo schema di “traccia” è nel parere stesso, di volta in volta sottoposto all’esaminando. Tuttavia, vi consigliamo una struttura portante generale, una sorta di scheletro dell’elaborato, da tenere ben presente al fine della redazione di un parere completo.
1) PREMESSA (prima parte): viene sviluppato l’istituto entro cui si inquadra la questione giuridica da esaminare;
2) QUAESTIONES JURIS (seconda parte): viene sviluppato il problema e lo si risolve (più problemi se non diversi);
3) CONCLUSIONI: occorre precisare, in modo concreto e diretto, cosa dire a chi invoca il patrocinio in sede di parere.
E’ importante, ma spesso per molti difficile, redigere un parere in cui i passaggi tra una “parte” e l’altra siano sciolti, fruibili e chiari oltre che scorrevoli. Chi legge, cioè, non deve percepire bruschi scambi o arresti. La trattazione deve essere omogenea. Un esempio di “passaggio scorrevole” potrebbe essere “La questione è rilevante ai fini del parere odierno poiché…”
Il nesso logico – giuridico
I passaggi, in tutto, sono due: quello tra premessa e parte centrale del parere e quello tra quest’ultima e le conclusioni. Dei due il più importante è il primo, detto anche nesso logico – giuridico. Ed infatti, passando dalla prima parte a quella centrale, il candidato deve “capire” quale sia quell’elemento che relaziona la premessa teorica alla questione giuridica da risolvere. Si tratta, cioè, di trovare il grimaldello che lega l’istituto al caso concreto. E’ qualcosa che la traccia di parere non dice ma che lo scrivente deve ricavare dai fatti esposti. Attraverso questo passaggio chi corregge ha modo di verificare se lo scrivente ha compreso la problematica giuridica ed è stato capace di ragionare.
Facciamo un esempio: uso legittimo delle armi. Traccia: Tizio, ladro in un deposito abbandonato, viene sorpreso dall’agente di polizia Sempronio che, vedendo Tizio darsi alla fuga, esplode taluni colpi di pistola. I colpi raggiungono Tizio e lo uccidono. Il candidato, premessi cenni sulle scriminanti, rediga motivato parere.
PARTE TEORICA (istituto): Le scriminanti
PARTE CENTRALE (questioni giuridiche): Uso delle armi da parte di S.
Cosa collega le scriminanti all’uso delle armi?
Nella fattispecie, la soluzione è semplice:
il nesso di relazione è infatti l’art. 53 del codice penale: nel caso, infatti, occorrerà valutare la liceità o meno dell’uso della pistola da parte di Sempronio. L’art. 53 prevede una scriminante appositamente dedicata (uso legittimo delle armi). Ma non è tutto: nel caso, infatti, si controverte sulla “fuga” di Tizio e occorre, sempre richiamando l’art. 53 c.p., verificare se l’uso delle armi, scriminato, sia anche quello che si riverbera sul fuggitivo.
Il passaggio logico – giuridico, qui, richiede una cd. qualificazione giuridica: un elemento di fatto (la fuga) deve essere tradotto in diritto (qualificandolo giuridicamente) così da poter capire quale sia la questione giuridica. Nella fattispecie la fuga va qualificata, giuridicamente, come forma di resistenza passiva e proprio di resistenza parla l’art. 53 c.p. Ma esso comprende anche quella passiva e, quindi, anche la fuga? In caso di risposta affermativa, ben potremmo dire che l’uso delle armi da parte di Sempronio potrebbe essere scriminato.
La questione giuridica
Alla premessa teorica sull’istituto, segue la parte centrale del parere, introdotta dall’individuazione del nesso di relazione: il candidato, fornite le premesse sull’argomento generale, deve affrontare il problema giuridico che si evince dalla traccia.
Tornando al nostro esempio: la premessa generale è sulle cause di giustificazione, la parte centrale concerne l’applicabilità della scriminante alla resistenza passiva, sub specie di fuga. Il tipo di elaborato (parere pro veritate) esige che il candidato illustri tutti o, comunque i più importanti, indirizzi ermeneutici in materia acclarando le ragioni addotte a sostegno dell’uno e dell’altro ed evidenziano le critiche che sono state mosse. Ricostruito il problema in astratto, il candidato non deve perdere di vista il “fatto” concretoe, quindi, deve applicare quegli enunciati generali al profilo specifico oggetto della traccia
Le conclusioni
Il parere deve concludersi con l’illustrazione delle conclusioni, anche sintetiche ma puntuali. Il candidato, sviluppata la premessa generale e risolto il problema giuridico, rassegna le sue conclusioni nell’interesse del richiedente.
I consigli finali
Un parere deve essere solido, nella sua globalità, ma sciolto e fruibile nelle sue parti strutturali: in ciò, gran parte dipende dal lessico, dalla terminologia e dallo stile. In genere, è sempre opportuno non ricopiare per intero le massime oppure le norme essendo preferibile rielaborare gli enunciati. Inoltre, i termini utilizzati devono essere tecnici seppur incastonati in periodi semplici e non eccessivamente lunghi.
Un ulteriore consiglio concerne “l’apertura” del parere: è buona regola non rompere la “finzione” e, cioè, non discorrere di traccia o di prova (es. “dalla traccia risulta che per risolvere il parere dobbiamo affrontare i seguenti profili”..). L’ideale è muovere dalla premessa teoria, direttamente, rispettando, così, inoltre, la “scaletta” racchiusa nella traccia dettata. Infine, corollario della tipologia di prova in esame, è il taglio pratico: attenzione a non perdersi nel dogmatismo oppure nell’elencazione fredda di concetti ed istituti senza mai guardare al caso: depone sempre bene, una tecnica di redazione che incastoni, in modo opportuni, parti del fatto nella disamina sulle questioni teoriche. Il resto, ovviamente, è pazienza, cura e, perché no, originalità.

La redazione del parere motivato è l’oggetto delle prime due prove scritte della sessione degli esami per avvocato. Il parere deve essere scelto ‘‘tra due questioni in materia regolata dal codice civile’’, nonché ‘‘tra due questioni in materia regolata dal codice penale’’.
Il candidato deve:
  • ricostruire il fatto sulla base delle circostanze specificate nella traccia e non modificabili;
  • individuare e analizzare gli istituti e i problemi giuridici rilevanti per la soluzione della questione proposta;
  • illustrare la posizione giuridica del proprio assistito;
  • impostare in maniera critica la linea difensiva più vantaggiosa, sotto l’aspetto sostanziale e processuale;
  • ricercare nella giurisprudenza gli orientamenti che possono meglio suffragare la tesi difensiva;
  • elaborare, con le conclusioni, la soluzione della questione proposta; e, se questa è controversa, esporre concisamente gli argomenti addotti in senso favorevole e contrario rispetto all’una o all’altra tesi.
L’argomentazione
Non è necessario che nel parere il candidato sostenga la tesi esatta o generalmente condivisa in giurisprudenza (e in dottrina), ma è necessario e sufficiente che dimostri di essere in grado di sostenere, con argomenti convincenti sotto il profilo logico e giuridico, una determinata tesi, anche se minoritaria.
Addirittura, in alcuni casi, qualora la questione appaia per così dire aperta, si potranno formulare anche più ipotesi di soluzione adeguatamente motivata; mentre va sempre evitata la ricerca di soluzioni originali o la elaborazione di nuove teorie. Il candidato non deve limitarsi a prospettare le differenti ipotesi risolutive, ma anche effettuare tra le stesse una scelta, che ne dimostra le attitudini giuridiche. Qualunque sia la soluzione adottata, questa deve essere sorretta da una motivazione articolata, che, lungi dall’essere una mera enunciazione di principi di diritto, costituisca una vera e propria applicazione dei principi alla fattispecie concreta.
Conclusioni per il caso pratico
Il parere motivato si caratterizza per la soluzione ragionata del caso pratico offerto dalla traccia e per la chiara esposizione riassuntiva delle conclusioni, in cui il candidato si esprime come legale di una delle parti ed indica, se del caso, le possibili strategie da seguire.
L’esposizione riassuntiva può essere compendiata in una delle seguenti formule: ‘‘In conclusione, quale legale di Tizio, si consiglia ...’’ ovvero ‘‘In conclusione, per tutte le considerazioni che precedono, sembra infondata la tesi ...mentre appare fondata l’altra tesi secondo la quale ...’’.

La redazione del parere di diritto civile
La redazione del parere di diritto civile rappresenta la prima prova in ordine di tempo che il candidato deve affrontare.
Diversi i problemi di interpretazione in punto di diritto.
Per questo il candidato, dopo un’attenta analisi dei fatti, deve preoccuparsi soprattutto di inquadrare correttamente gli istituti giuridici che si riferiscono al caso in esame, approfondendone aspetti ed effetti.
L’approfondimento deve essere effettuato con riferimento alle finalità del parere, che sono quelle, ribadiamo, di fornire la soluzione di un problema pratico (e non già di effettuare una dissertazione teorica su un particolare istituto).

La redazione del parere di diritto penale
Il parere di diritto penale rappresenta la seconda prova, alla quale viene sottoposto il candidato.
I problemi interpretativi in questo caso si realizzano in punto di fatto.
Il candidato deve cercare principalmente di effettuare una corretta interpretazione dei fatti, ai quali far seguire l’analisi dei principi di diritto che ineriscono alla fattispecie in esame, e di affrontare tutte le diverse imputazioni che potrebbero essere elevate dal pubblico ministero nei confronti del soggetto attivo, per poi cercare di contrastarle e di confutarle.
Ruolo del legale
Poiché la traccia assegna al candidato un determinato ruolo, che generalmente è quello del legale dell’ipotetico indagato/imputato, ma che può essere anche quello di difensore della persona offesa, l’impostazione del parere deve essere diversa a seconda che il candidato assuma le vesti dell’uno o dell’altro.
Nel primo caso il candidato non deve sostenere ‘‘comunque’’ l’assoluzione del proprio assistito; mentre nel secondo caso non deve sempre ‘‘appiattirsi’’ sulle richieste del pubblico ministero: un atteggiamento, nel contempo realistico e non rinunciatario, è segno di maturità professionale.

Struttura del parere di diritto penale
Sotto il profilo strutturale, il parere di diritto penale può seguire schemi diversi:
q in alcuni casi, può risultare preferibile affrontare anzitutto le ipotesi di accusa più gravi, cercando di coglierne i punti deboli, per dimostrarne la infondatezza; per poi procedere ‘‘a scalare’’ verso ipotesi accusatorie meno gravi fino alla definizione di possibili soluzioni assolutorie;
q in altri, può essere preferibile impostare la difesa indicando subito l’obiettivo principale: ad es., prescrizione del reato, esistenza di una scriminante (causa di giustificazione), di una scusante (causa di esclusione della colpevolezza) o di una esimente (causa di esclusione della pena); per poi passare ad illustrare linee difensive subordinate: ad es., supposizione colposa di una scriminante inesistente.
Il parere potrebbe così svilupparsi:
  • l’indicazione motivata della imputazione;
  • la confutazione, totale o parziale, dell’imputazione che è già stata contestata dal P.M., mediante esposizione dei motivi di esclusione dei reati e delle circostanze aggravanti ovvero dei motivi che consentono di derubricare il reato contestato in altro reato meno grave;
  • l’indicazione, nei casi in cui il candidato, nella sua veste di difensore, non può ragionevolmente escludere la responsabilità penale del proprio assistito in relazione al fatto contestato, dei motivi di applicabilità:
a. delle circostanze attenuanti (comuni, generiche e speciali);
b. della prevalenza o equivalenza delle circostanze attenuanti sulle eventuali contestate aggravanti (art. 69 c.p.);
c. del nesso della continuazione che lega i vari reati eventualmente contestati (art. 81 comma 2 c.p.);
d. delle diminuenti previste dagli artt. 442 e 444 c.p.p. in relazione al giudizio abbreviato e al patteggiamento;
e. dei benefici di legge della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale (artt. 163-164 e 175 c.p., nonché art. 533 comma 3 c.p.p.);
f. di una causa di condono (art. 174 c.p.).

Esame Avvocato 2015, la redazione dell'atto giudiziario

esame avvocato 2013La tecnica consigliata per la redazione dell’atto giudiziario
La redazione dell’atto giudiziario è la terza ed ultima prova della sessione di esame tesa a comprovare “conoscenze di diritto sostanziale e di diritto processuale, su un quesito proposto, in materia scelta dal candidato tra il diritto privato, il diritto penale ed il diritto amministrativo’’.
Struttura generale dell’atto
Un ordine espositivo corretto potrebbe essere il seguente:
  • la descrizione del fatto;
  • l’esposizione dei principi e degli istituti giuridici rilevanti;
  • l’illustrazione delle conseguenze che nel caso di specie derivano dall’applicazione dei principi stessi;
  • la formulazione delle conclusioni, fase particolarmente delicata.
In via generale, in ogni scritto difensivo le argomentazioni dell’avvocato (del quale il candidato assume le vesti nelle prove di esame) possono svolgersi su un triplice piano:
  1. in via preliminare e/o pregiudiziale;
  2. nel merito (in via principale, in via subordinata, in estremo subordine);
  3. in via istruttoria.
La principale difficoltà nella redazione dell’atto giudiziario sta nel fatto che le argomentazioni devono svolgersi secondo le prescrizioni del codice di procedura che regolano la materia. Estrema attenzione devono ricevere pertanto:
  • la scelta del tipo di atto da redigere (ad es., appello o riesame avverso un provvedimento attinente allo status libertatis dell’imputato);
  • il controllo sull’osservanza dei termini processuali, spesso stabiliti a pena di decadenza, nonché nell’individuazione dell’Autorità giudiziaria competente;
  • la predisposizione degli elementi richiesti a pena di inammissibilità o di nullità dell’atto;
  • l’individuazione e la prospettazione degli elementi di prova a sostegno di quanto si afferma in diritto;
  • la ricostruzione di un rigoroso iter logico giuridico che possa convincere l’Autorità giudiziaria adita della bontà della propria tesi;
  • il richiamo alla giurisprudenza per rafforzare il suddetto iter logico-giuridico;
  • la definizione e la compiuta articolazione delle domande che si rivolgono all’Autorità giudiziaria.
La redazione dell’atto giudiziario su quesito di diritto civile
L’atto giudiziario su quesito di diritto civile, sostanziale e processuale, può consistere, ad es., nella redazione di un atto di citazione, di una comparsa di risposta, di una memoria illustrativa, di una comparsa conclusionale, ovvero di un atto di appello.
Struttura logica
In generale, l’ordine logico di esposizione delle argomentazioni difensive dovrebbe essere il seguente. In via preliminare, vanno presentate le eventuali questioni relative: alla validità e regolarità formale degli atti processuali, alla sussistenza dei presupposti processuali (giurisdizione e competenza del giudice investito della domanda, capacità e legittimazione formale delle parti, assenza di impedimenti derivanti dalla litispendenza e dal compromesso) e delle condizioni dell’azione (legittimazione ed interesse ad agire), all’eventuale prescrizione del diritto fatto valere in giudizio dalla controparte, ecc., cioè tutte quelle questioni che si pongono con priorità logica, perché soltanto dopo la loro soluzione si può passare ad esaminare il merito della causa.
Successivamente, devono essere proposte le questioni di merito, ovvero tutte quelle questioni, la cui soluzione può essere direttamente o indirettamente rilevante ai fini della decisione sulla fondatezza della domanda proposta nel processo dall’attore (ovvero dal convenuto, che sia attore in via riconvenzionale).
Seguono, infine, le richieste presentate in via istruttoria. In particolare, in relazione alle richieste di prova orale, la formula preferibile è quella della c.d. ‘‘domanda chiusa’’ che porti il teste all’affermazione o alla negazione del fatto (‘‘dica il teste se è vero o non è vero che ...); mentre va evitata la formulazione dei capitoli che implichi narrazioni del fatto secondo la tesi prospettata dalla parte (con deduzione di premesse, di subordinate o di ipotetiche).
La precisazione delle conclusioni è spesso il nodo cruciale delle difficoltà della prova scritta. Basta considerare che le conclusioni non costituiscono altro che il petitum, cioè l’oggetto della domanda (o dei motivi di opposizione all’accoglimento dell’altrui domanda) che dovrebbe poi trasfondersi nel decisum del giudice, e la questione si semplifica: il candidato avvocato potrebbe immaginare di essere lui a scrivere il dispositivo della sentenza, così come lo auspica, e, quindi, ‘‘anticiparlo’’ nelle proprie conclusioni come richiesta di parte.


L’atto giudiziario su quesito di diritto penale
L’atto giudiziario su quesito di diritto penale, sostanziale e processuale, può consistere nella redazione di un atto di appello ovvero di una richiesta in materia cautelare (personale o reale) ovvero, più semplicemente, di una memoria difensiva.
Struttura logica
In generale, l’ordine logico di esposizione delle argomentazioni difensive è il seguente: si va dalle richieste pregiudiziali, con l’enunciazione dei motivi concernenti la mancata declaratoria di non procedibilità per una delle cause indicate negli artt. 529 e 531 c.p.p., nonché dei motivi di invalidità (inesistenza, inutilizzabilità , nullità , inammissibilità , decadenza) di uno o più atti processuali, alla richiesta di proscioglimento per motivi di merito. Nel merito, in via principale, il difensore può e deve chiedere l’assoluzione dell’imputato (anche se lo sa colpevole) in tutti i casi specificati nell’art. 530 c.p.p.
In particolare, il proscioglimento per motivi di merito comporta una richiesta di assoluzione con la formula perché:
  • ‘‘il fatto non sussiste’’ ovvero ‘‘l’imputato non lo ha commesso’’ quando le risultanze processuali portano all’esclusione di uno degli elementi oggettivi del reato (condotta, evento, nesso di causalità ), o di un presupposto dello stesso, ovvero ad escludere che l’imputato abbia commesso il fatto;
  • ‘‘il fatto non costituisce reato’’ quando manca l’elemento soggettivo del reato (dolo, colpa) ovvero il fatto è stato commesso in presenza di una causa di giustificazione;
  • ‘‘il fatto non è previsto dalla legge come reato’’ quando il fatto stesso non corrisponde ad alcuna fattispecie incriminatrice (ad es., per essere intervenuta una abolitio criminis);
  • ‘‘il reato è stato commesso da persona non imputabile’’, quando l’imputato non aveva la capacità di intendere e di volere al momento del fatto (salvo il caso di actio libera in causa previsto dall’art. 87 c.p.) a causa di: vizio totale di mente (art. 88 c.p.), ubriachezza derivata da caso fortuito o da forza maggiore (art. 91 c.p.), azione da sostanze stupefacenti (art. 95 c.p.), sordomutismo (art. 96 c.p.), età minore di anni 14 (art. 97 c.p.);
  • ‘‘il reato è stato commesso da persona non punibile per qualsiasi causa’’, quando l’imputato non è punibile per mancanza di una condizione obiettiva di punibilità (art. 44 e 158 c.p.) ovvero per un’altra ragione (artt. 242, co. 2, 308, 376, 384, 387, co. 2, 398, co. 2, 463, 561, 598, 599 c.p.).
A norma dell’art. 530, co. 2, c.p.p., il difensore deve chiedere sentenza di assoluzione ‘‘anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona non imputabile’’.
Assoluzione nel merito in via subordinata
In via subordinata di merito, anche quando risulti pacifica la penale responsabilità dell’imputato, l’opera del difensore può efficacemente svolgersi, in base agli elementi legittimamente acquisiti nel processo, sul piano delle valutazioni concernenti:
  • la qualificazione giuridica del fatto, che costituisca un reato di minore gravità;
  • la esclusione di determinate aggravanti o l’applicazione di determinate attenuanti;
  • il giudizio di comparazione tra le circostanze (art. 69 c.p.);
  • la continuazione tra i vari reati eventualmente contestati (art. 81 comma 2 c.p.);
  • le ragioni che consigliano un mite trattamento sanzionatorio con riferimento alle modalità del fatto e alla personalità dell’imputato (art. 133 c.p.);
  • la concessione dei benefici di legge della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale (artt. 163-164 e 175 c.p., nonché art. 533 comma 3 c.p.p.);
  • la sussistenza di una causa di condono (art. 174 c.p.).

L’atto giudiziario su quesito di diritto amministrativo
L’atto giudiziario su quesito di diritto amministrativo, sostanziale e processuale, può consistere, nella redazione di ricorso o controricorso al T.A.R. (tribunale amministrativo regionale), ovvero di una memoria difensiva, ovvero genericamente dell’atto giudiziario ritenuto più idoneo a tutelare le ragioni del proprio assistito davanti all’Autorità competente.
L’ordine logico di esposizione delle argomentazioni difensive
Nell’atto amministrativo punto di partenza sono i motivi relativi alle questioni pregiudiziali, cioè ai presupposti processuali e alle condizioni dell’azione.
I presupposti processuali sono quegli elementi necessari per la regolare costituzione del rapporto processuale e perché il giudice possa decidere sul ricorso, e cioè: la capacità del giudice (giurisdizione e competenza), la capacità delle parti (capacità di esser parte, capacità processuale), l’ammissibilità dell’atto introduttivo (sussistenza degli elementi essenziali dell’atto introduttivo, la integrità del contraddittorio, l’impugnazione di un atto formalmente e sostanzialmente amministrativo, il mancato esperimento del ricorso straordinario), ovvero la sua ricevibilità (ex art. 21 legge T.A.R., come modificato dall’art. 1 della legge 21 luglio 2000 n. 205, il ricorso deve essere proposto entro il termine perentorio di 60 giorni, che decorre, per i diretti interessati, dalla data della notificazione e, per i terzi, dalla data della pubblicazione, nonché , per tutti, dalla data della piena conoscenza dell’atto).

Condizioni dell’azione amministrativa
Le condizioni dell’azione amministrativa, al pari di quelle dell’azione civile, sono, invece, quegli elementi attinenti alla pretesa sostanziale, necessari per l’esistenza stessa dell’azione, e cioè : la posizione giuridica sostanziale (che, nella specie, è costituita, di regola, da un interesse legittimo), la legittimazione processuale (e cioè l’identità del ricorrente con il titolare dell’interesse legittimo) e l’interesse a ricorrere.
Domande pregiudiziali
In sede di ricorso possono essere proposte alcune domande pregiudiziali, tra le quali le più importanti sono quelle relative alla sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato e quella relativa all’incidente di falso, nonché la legittimità costituzionale di norme nazionali e l’interpretazione di norme comunitarie.
Deduzione dei motivi
Di seguito vanno analizzati i motivi che attengono ai vizi da cui, secondo la prospettazione del ricorrente, l’atto amministrativo impugnato è inficiato sotto il profilo della legittimità.
In via generale, la deduzione del motivo avviene attraverso l’indicazione:
  • del vizio, che inficia l’atto (ad es., violazione di legge, incompetenza, eccesso di potere);
  • del profilo sotto il quale il vizio viene dedotto (ad es., per la violazione di legge, occorre indicare in base a quale interpretazione della norma invocata può ravvisarsi la illegittimità dell’atto; per l’eccesso di potere, occorre precisare se l’illegittimità dell’operato dell’amministrazione viene ravvisato nella disparità di trattamento, nello sviamento, nella contraddittorietà, ecc.);
  • delle circostanze, dalle quali può desumersi la effettiva sussistenza del vizio denunziato (l’art. 6 n. 3 del r. d. 17 agosto 1907, n. 642, non si limita, infatti, a richiedere l’esposizione dei motivi, ma esige anche nell’atto introduttivo del giudizio la esposizione dei fatti che stanno a base del motivo).

lunedì 19 ottobre 2015

Esame Avvocato 2015: le 50 sentenze più importanti

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Di seguito una raccolta delle 50 sentenze della Cassazione civile e penale più importanti in vista delle prove scritte dell'esame avvocato 2015.

1. Anche il lavoro del compagno va retribuito
Lavorare gratis non piace a nessuno, quindi, attenzione! Se si decide di far lavorare, presso la propria attività, il proprio compagno/a il lavoro svolto va pagato.
Nel caso in questione una donna aveva amministrato per circa sei anni il patrimonio del compagno e della madre di lui, quindi, chiedeva che per tutto quel periodo le fosse riconosciuto un rapporto di lavoro subordinato.
In sede di appello le richieste della donna non venivano accolte ma a dar ragione alla donna ci ha pensato la Cassazione ritenendo che la stessa avesse contribuito all'attività del compagno in modo consistente.
Corte di Cassazione sentenza n. 19304 del 29 settembre 2015


2. Assegno divorzile
In questa vicenda un uomo chiedeva che non fosse più riconosciuto l'assegno divorzile (pari ad euro 500,00) alla ex moglie perché la donna, per questioni etiche, aveva determinato un declino della propria attività imprenditoriale.
In buona sostanza, la donna da anni gestiva un allevamento di struzzi e, per questioni etiche, si era rifiutata di trasformare l'attività di allevamento anche in attività di macellazione.
In sede di appello all'uomo non veniva data ragione proprio perché era stata riscontrata sia una sperequazione economica tra i coniugi sia perché sussistevano altri requisiti per riconoscere alla ex moglie l'assegno divorzile.
Dello stesso avviso e' stata la Corte di Cassazione che ha puntualizzato che le scelte etiche fatte dalla ex moglie, che hanno poi determinato il declino dell'attività imprenditoriale della donna, non sono da sole idonee per escludere la corresponsione dell'assegno.
Corte di Cassazione sentenza n. 19581 del 30 settembre 2015


3. Sfruttamento della prostituzione
In questa vicenda la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un uomo che, sia in primo che in secondo grado, era stato condannato per sfruttamento della prostituzione perché aveva concesso in locazione un proprio immobile ad una prostituta.
Non può configurarsi il reato in oggetto se l'immobile viene locato alla prostituta al prezzo di mercato.
Il reato sussiste, invece, nell'ipotesi in cui venga dimostrato che il locatore abbia dato in locazione l'immobile ad un prezzo sproporzionato; in questo modo può desumersi un rilevante beneficio economico del locatore dalla prostituzione altrui.
Corte di Cassazione sentenza n. 39181 del 28 settembre 2015


4. Notifica di un atto
Una recente pronuncia della Cassazione ha precisato che nell'ipotesi in cui la notifica di un atto, entro un termine perentorio, non dovesse perfezionarsi, non per colpa imputabile al notificante, lo stesso sarà tenuto ad effettuare nuovamente la notifica senza aspettare l'udienza e in quella sede chiedere un nuovo termine per notificare.
La ragione di ciò è evitare una inutile durata dei tempi del giudizio.
Corte di Cassazione sentenza n. 19351 del 2015


5. Furto ai danni del convivente
Così come previsto dall'art. 649 c.p. non è punibile a querela della persona offesa chi compie dei fatti in danno di un congiunto.
Questo concetto e' stato puntualizzato da una sentenza della Cassazione in cui si è precisato che: "non può essere querelato per furto il convivente, il coniuge, il genitore o il figlio se tra la vittima e il responsabile della condotta vi sia un rapporto di convivenza.
Ad esempio, non può essere denunciato per appropriazione indebita il marito o la moglie che sottrae beni mobili dalla casa familiare se la coppia non è ancora legalmente separata.
Stessa cosa dicasi per le coppie di fatto, finché, è in atto la convivenza non può configurarsi alcun reato.
Corte di Cassazione sentenza n. 39480 del 30 settembre 2015


6. Legittimo impedimento
La richiesta di rinvio dell’udienza, a causa di un legittimo impedimento, e' assolutamente valida anche se fatta attraverso il fax.
E' però necessario che la richiesta venga fatta in tempo utile e che venga trasmessa alla cancelleria del giudice titolare del procedimento e non ad un numero qualsiasi dell'ufficio giudiziario.
Con una recente sentenza la Cassazione, rifacendosi anche a precedenti pronunce a Sezioni Unite, ha stabilito che l 'uso del fax in queste ipotesi e ' assolutamente legittimo perché non solo l’ordinamento non prevede particolari formalità ma anche perché in questo modo di semplifica e si accelera il sistema delle comunicazioni.
Corte di Cassazione sentenza n. 37859 del 18 settembre 2015


7. Risarcimento del danno per violazione dei doveri coniugali
Perché possa proporsi domanda per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla violazione dei doveri coniugali e' necessario che in sede di separazione sia stato pronunciato l'addebito a carico di uno dei coniugi.
Nel caso in questione un uomo chiedeva il risarcimento dei danni subiti a causa di una serie di tradimenti perpetrati dalla ex moglie. Ma tra le parti la convivenza matrimoniale era cessata perché era intervenuta la sentenza di divorzio, inoltre, la separazione era avvenuta consensualmente senza quindi che si facesse minimo cenno alla violazione dei doveri coniugali da parte della ex moglie.
In definitiva, la richiesta risarcitoria che può avanzarsi nelle ipotesi di infedeltà coniugale è strettamente collegata alla pronuncia di addebito della separazione.
Tribunale di Roma sentenza del 25 giugno 2015


8. Entro quanto tempo va applicata la sanzione disciplinare?
La sanzione disciplinare, inflitta ad un avvocato, si prescrive nel termine di cinque anni che comincia a decorrere dall'avvio della procedura fino al deposito della decisione.
Va precisato che l'illecito disciplinare ha natura di " diritto soggettivo potestativo" quindi soggetto a prescrizione.
In questa storia giudiziaria un avvocato aveva commesso un illecito disciplinare; l'azione disciplinare era cominciata il 12 marzo 2007, la decisione era stata presa il 9 gennaio 2008 ma gli era stata notificata il 22 ottobre 2012.
Di conseguenza il termine quinquennale di prescrizione era abbondantemente scaduto.
Corte di Cassazione sentenza n. 18077 del 15 settembre 2015


9. L'iscrizione ad una scuola privata è straordinaria
Tra le spese straordinarie, alle quali sono tenuti a partecipare nella misura del 50% entrambi i genitori, vi è l'iscrizione del figlio/a ad una scuola privata.
Questo tipo di spesa deve essere previamente concordata da entrambi i coniugi separati, diversamente se il genitore collocatario del minore prenda questa decisione in totale autonomia senza consultare l'altro coniuge non può pretendere
il pagamento della metà della quota mensile di iscrizione.
La ragione di ciò sta nel fatto che
l’affidamento condiviso implica un'attiva collaborazione di entrambi i coniugi nella educazione dei minori; di conseguenza alcune decisioni di particolare importanza devono essere prese dopo una effettiva consultazione dei coniugi.
Corte di Cassazione sentenza n.10174 del 20 giugno 2015


10. Se il paziente lamenta un danno deve provarlo
Si parla spesso di responsabilità medica ma in alcuni casi se il paziente non prova che la patologia lamentata sia una conseguenza diretta del cattivo operato del medico, il paziente può rispondere per lite temeraria
e sarà tenuto a risarcire i danni al medico.
Protagonista di questa storia è un uomo che chiedeva un risarcimento dei danni di circa mezzo milione di euro lamentando che un medico gli aveva prescritto una terapia farmacologica il cui scopo era quello di curare una patologia oculistica che invece gli aveva poi procurato dei danni permanenti ai reni.
L'uomo si era difeso sostenendo che non era stato correttamente informato circa la pericolosità del farmaco e che se avesse avuto una corretta informazione non avrebbe accettato di assumersi i probabili rischi del farmaco.
In realtà il ricorso dell'uomo è stato rigettato perché non ha provato il danno " iatrogeno"
lamentato, inoltre, smentito dalle perizie nel corso del procedimento.
Per danno iatrogeno si intende il danno causato da un trattamento clinico (diagnostico o terapeutico) a seguito di una complicanza non colpevole oppure di una colpa medica).
Così, l’uomo è stato condannato a pagare circa 48 mila euro sia al medico curante che all'azienda ospedaliera per aver dato vita una lite temeraria.
Tribunale di Padova sentenza n. 835 del 2015


11. Figlio riconosciuto dal padre in un momento successivo
Nella prassi può accadere, per varie ragioni, che un figlio venga riconosciuto dal padre solo in un momento successivo.
Bene, in questi casi così come previsto dall'art.27 primo comma, lett. c), del d.lgs 28/12/2013 n. 154, il cognome del padre può essere aggiunto, anteposto o sostituito a quello della madre.
Una recente sentenza della Cassazione rafforza questo principio ormai consolidato in giurisprudenza (basti ricordare la sentenza n. 297 del 1996 della Corte Costituzionale).
Nella vicenda in questione, affrontata dalla Cassazione, la madre di una bambina ricorreva davanti agli Ermellini perché dopo il riconoscimento della bambina, fatta dal padre in un momento successivo, la Corte d'Appello stabiliva di aggiungere il cognome paterno anteponendolo però a quello materno. La donna riteneva non giusto il provvedimento adottato in considerazione del fatto che avendo per prima riconosciuto la figlia il suo cognome andava anteposto a quello del padre.
I giudici di legittimità, sulla scorta del ragionamento fatto dai giudici
in sede di appello, hanno ritenuto che anteporre il cognome del padre a quello della madre era un modo per favorire l'inserimento della minore nel contesto familiare del padre, inoltre, la scelta del cognome deve essere valutata rispettando
l 'interesse del minore "evitando così un danno alla sua identità personale, intesa anche come proiezione della sua personalità sociale."
Corte di Cassazione sentenza n . 17976 dell'11 settembre 2015


12. Oltraggio ad un magistrato in udienza
Va bene il diritto di critica ma attenzione a non trascendere.
In questa storia giudiziaria due imputati, nel corso di un processo, rivolgendosi al giudice gli chiedevano "da quanto tempo facesse il suo lavoro”, inoltre, lo invitavano a rileggersi gli atti perché stava sbagliando.
La difesa aveva sostenuto che le parole utilizzate dai due uomini non volevano ledere il prestigio del magistrato ma si trattava semplicemente di una critica al suo operato.
Ovviamente queste argomentazioni non hanno convinto la Corte che ha precisato che: "solo le espressioni o gli apprezzamenti relativi alla legittimità o all'opportunità del provvedimento possono rientrare nel diritto di critica, mentre le considerazioni rivolte alla persona del magistrato ne offendono il suo prestigio”.
Corte di Cassazione sentenza n. 36648 del 10 settembre 2015


13. Violazione degli obblighi di assistenza familiare
Un uomo è stato condannato per il reato di cui all'art. 570 c.p. perché in più occasioni non aveva provveduto a corrispondere l'assegno di mantenimento in favore di moglie e figlia al punto che la ex moglie, trovandosi in difficoltà economiche, si era vista costretta a chiedere aiuto economico ai propri genitori.
L'uomo aveva cercato di giustificare il proprio comportamento sostenendo di essere in difficoltà economica perché era stato licenziato, inoltre, si trovava anche in detenzione domiciliare.
Queste argomentazioni non sono bastate per evitare la condanna all'uomo perché si trattava di episodi successivi a quelli oggetto di contestazione.
Corte di Cassazione sentenza n. 36669 del 10 settembre 2015


14. Revisione assegno mantenimento
Va precisato che per poter chiedere la revisione dell'assegno di mantenimento, versato in favore dei figli, devono verificarsi delle importanti modifiche nell'assetto economico dei genitori.
In questa vicenda un uomo aveva presentato ricorso in Cassazione perché dopo aver dato vita ad un giudizio per la revisione dell'assegno di mantenimento (in favore della figlia) in primo grado otteneva una riduzione della misura a 400 euro, mentre in sede di appello vedeva ripristinato l 'importo originario pari a 1.000 euro.
L'uomo chiedeva la riduzione dell'assegno perché era stato costretto a chiudere la propria ditta individuale; attraverso però degli accertamenti si era poi scoperto che la sua convivente aveva aperto una ditta con lo stesso oggetto sociale di quella chiusa dall'uomo, e che, inoltre, lo stesso aveva trasferito alla propria compagna un immobile di lusso dotato di giardino e piscina.
Corte di Cassazione ordinanza n. 17852 del 09 settembre 2015


15. Affidamento in prova ai servizi sociali
Merita particolare attenzione questa recente sentenza della Cassazione.
Con questo provvedimento la Suprema Corte ha precisato che il giudice del tribunale di sorveglianza non può rigettare la richiesta di affidamento in prova, avanzata dal condannato, basando il proprio convincimento unicamente sulla biografia criminale del condannato e sulla natura del reato commesso.
Questo tipo di misura alternativa non prevede una totale assenza della pericolosità sociale del condannato che può essere superata solo attraverso un percorso di rieducazione.
Dunque, nel caso di specie la Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso presentato dal condannato, perché non potevano trascurarsi degli elementi significativi circa la risocializzazione dell'uomo.
Il richiedente aveva, infatti, una stabile attività lavorativa ed inoltre da tempo aveva una relazione sentimentale duratura che aveva poi portato alla nascita di una figlia.
Corte di Cassazione sentenza n. 36233 dell' 8 settembre 2015


16. Diffamazione
Quando una storia d'amore finisce alcune persone riescono ad elaborare il "lutto emotivo" in modo sereno; altre persone, invece, possono dar vita ad una serie di vendette.
E' quello che è accaduto ad una donna che è stata vittima della vendetta del suo ex marito il quale ha pubblicato nel web un falso annuncio sessuale con il suo nome.
L'uomo è stato condannato per il reato di diffamazione e per il trattamento illecito dei dati personali commesso attraverso il web.
I giudici sono riusciti a risalire a lui attraverso l'indirizzo IP del dispositivo utilizzato e al luogo dove si trovava il pc, dal quale erano stati pubblicati i messaggi sessuali diffamatori, ovvero l'abitazione della madre dove l'uomo si era trasferito dopo la separazione.
Corte di Cassazione sentenza n. 34406 del 6 agosto 2015


17. Mantenimento del coniuge
Il coniuge che ha diritto al mantenimento deve provare la mancanza di reddito o la differenza reddituale con il coniuge. Dunque, durante il giudizio il giudice per poter quantificare l'assegno di mantenimento deve valutare le prove prodotte in giudizio. Se queste sono insufficienti allora può disporre ulteriori indagini delegando la polizia tributaria.
Il giudice però non è tenuto a disporre indagini tributarie se già attraverso le prove prodotte venga fuori l'insussistenza dei redditi da parte del coniuge obbligato.
Le indagini tributarie non hanno valore esplorativo, quindi, non possono sostituire l'onere della prova che ricade sulle parti.
In buona sostanza, l'attività di indagine della polizia tributaria è giustificata solo nell'ipotesi in cui la parte che richiede il mantenimento non riesca a dimostrare i redditi occulti dell'ex coniuge.
Corte di Cassazione sentenza n. 14050 del 7 luglio 2015


18. Dichiarazione di adottabilità
I minori in stato di abbandono possono essere dichiarati adottabili anche se i genitori dimostrano un legame affettivo forte.
Nella vicenda in argomento i figli di due genitori tossicodipendenti erano stati dichiarati adottabili perché ritrovati in un ambiente degradato e in condizioni igienico-sanitarie precarie.
I genitori avevano dimostrato un forte legame affettivo e si erano resi disponibili a seguire un percorso di riabilitazione.
Ma questo non è bastato per evitare l'adozione perché i tempi di recupero psicologico sono stati considerati incompatibili con il benessere psicofisico ed educativo dei figli; inoltre, i genitori erano privi di una adeguata preparazione scolastica.
Corte di Cassazione sentenza n. 17711 del 2015


19. Addebito per infedeltà coniugale
Davvero interessante questa sentenza emessa dal Tribunale di Trento.
In questa vicenda giudiziaria la prova dell'infedeltà coniugale e ' stata fornita dalla figlia maggiorenne che era riuscita a leggere sul telefonino del padre i messaggi inviati dall'amante; inoltre, la figlia aveva assistito ad una lite tra i genitori durante la quale il padre ammetteva di avere avuto una relazione sentimentale ma che era finita.
In questo modo attraverso la testimonianza della figlia l'addebito della separazione è stato pronunciato nei confronti del padre.
Tribunale di Trento sentenza n. 249 del 2015


20. Omicidio Meredith Kercher
Chi non ricorda il caso tristemente noto relativo all'omicidio della giovane studentessa inglese Meredith Kercher? La storia è stata raccontata con diverse chiavi di lettura sia sui giornali che in varie trasmissioni televisive. L'omicidio avvenne il 1° novembre 2007 e i primi sospettati furono la sua coinquilina, l'americana Amanda Knox (di Seattle) e il fidanzato Raffaele Sollecito(di Giovinazzo-Bari).
Per l'omicidio è stato condannato in via definitiva con rito abbreviato Rudy Guede, un cittadino della Costa d’Avorio.
In primo grado i due ragazzi furono condannati poi furono assolti nel 2011 dalla Corte d'Assise di Appello. La Corte di Cassazione il 26 marzo 2013 annullò la sentenza assolutoria d'appello e rinviò gli atti alla Corte d'Assise d'Appello di Firenze perché la sentenza presentava molte omissioni ed errori che rendevano inconsistenti le motivazioni.
La Corte d'Assise d'Appello di Firenze sancì nuovamente la colpevolezza degli imputati condannandoli a 28 anni e 6 mesi di reclusione.
La fine della storia si ha il 27 marzo 2015 quando la quinta sezione penale della Suprema Corte di Cassazione ha assolto i due fidanzati per non aver commesso il fatto per mancanza di prove certe.
Nelle motivazioni della sentenza n. 3680 del 2015 (costituita da 52 pagine) si legge che l'assoluzione dei ragazzi è derivata dall'”assoluta mancanza di tracce biologiche” sia nella stanza dell’omicidio che sul corpo della vittima. Numerose tracce biologiche sono invece riconducibili a Rudy Guede che è stato condannato, per l'omicidio della studentessa, in via definitiva (con rito abbreviato) a 16 anni di carcere.
Corte di Cassazione sentenza n. 3680 del 2015


21. A chi spetta la competenza per ottenere le somme non versate a titolo di mantenimento del figlio?
Spetta al giudice di pace e non al tribunale la competenza a decidere sulla causa che ha ad oggetto il precetto di mantenimento del figlio minore al di sotto di un certo valore (5mila euro).
La competenza a decidere tale controversia, (articolo 615 comma l c.p.c.) è regolata dai criteri ordinari, trattandosi di controversia diversa da quella concernente il regolamento dei rapporti tra i coniugi anche in ordine alla prole, ovvero la modifica di tali provvedimenti, che gli articoli 706 e 710 c.p.c. riservano alla competenza per materia del tribunale.
Corte di Cassazione ordinanza n. 17670 del 04 settembre 2015


22. Pagamento dei compensi professionali
Fare l'avvocato non è semplice e spesso la cosa più difficile è riuscire a farsi pagare il giusto.
Ne sa qualcosa un collega che non avendo ottenuto l'onorario richiesto si era visto costretto ad agire in giudizio contro una società ex cliente.
L'avvocato aveva chiesto il pagamento dei propri onorari nella misura massima del tariffario in base allo scaglione di valore.
L'azienda riteneva, invece, che la somma di 1500 euro che era stata corrisposta al professionista fosse più che sufficiente.
Il Tribunale aveva dato ragione alla società ma per la Corte d'Appello il giudice di prime cure aveva sbagliato a porre l’onere della prova ex art. 2697 c.c. a carico del difensore.
Lo stesso invece doveva essere a carico del cliente, salvo che i compensi richiesti fossero al di sopra del massimo previsto.
Corte di Appello di Brescia sentenza 847 dell'8 agosto 2015


23. Risarcimento del danno morale
Per ottenere il risarcimento del danno delle lesioni micropermanenti il danneggiato deve provare la sofferenza sofferta.
Nel caso esaminato dalla Corte di Cassazione un uomo si è visto rigettare il ricorso perché dopo essere stato vittima di un incidente e dopo aver ottenuto il risarcimento del danni, in sede di appello e' stato condannato a restituire 765 euro degli oltre 2860, che gli erano stati liquidati dalla compagnia assicuratrice, perché non era stato in grado di dimostrare la sussistenza del danno morale patito.
La Corte ha precisato, invece, che il danno morale va sempre provato anche attraverso presunzioni mentre non può verificarsi alcuna automaticità parametrata al danno morale sofferto.
Corte di Cassazione sentenza n. 17209 del 2015


24. Licenziamento
Confucio diceva: "scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita".
Il lavoro però può anche perdersi se non si rispettano alcune regole.
Ad esempio un dipendente e' stato licenziato per giusta causa per aver creato un clima di tensione in azienda.
Il lavoratore in più occasioni aveva posto in essere un atteggiamento ingiurioso, minaccioso ed inoltre aveva violato delle norme circa il trasporto di medicinali.
L'azienda farmaceutica per cui lavorava aveva deciso quindi di licenziarlo; il dipendente si era difeso sostenendo che il suo atteggiamento era stato determinato a causa del comportamento persecutorio posto in essere dall'azienda.
Corte di Cassazione sentenza n. 17435 del 2 settembre 2015


25. Infedeltà coniugale
Questa vicenda giudiziaria e ' davvero singolare.
Un marito era riuscito a scoprire il tradimento della propria moglie grazie ad un registratore che aveva installato nella cucina della propria abitazione.
L'uomo era stato condannato dal Giudice di Pace di Senorbi' (Cagliari) perché dopo aver scoperto l'infedeltà l'aveva diffamata.
Anche la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza del Giudice di Pace, inoltre, la prova raccolta dal marito era inutilizzabile in violazione dell'art 191 c.p.p.
Infine, lo stato d'ira del marito non poteva considerarsi una scriminante al reato di diffamazione.
Va ricordato che chi utilizza lo strumento della registrazione per scoprire l'infedeltà altrui può essere querelato per il reato di interferenze illecite nella vita privata di cui all'art. 615-bis.c.p.
Corte di Cassazione sentenza n. 35681 del 2015


26. Circolazione di auto senza assicurazione
Chi circola con un'automobile sprovvista di assicurazione nel caso di sinistro stradale può richiedere il risarcimento dei danni?
La risposta arriva da una sentenza del Giudice di Pace di Napoli che ha precisato che: il danneggiato che circola con una autovettura sprovvista di assicurazione ha diritto al risarcimento dei danni(purché non abbia colpa nel sinistro) perché la condotta posta in essere dall'automobilista non rappresenta un reato perseguibile d’Ufficio; si tratta, invece, di una violazione al CdS per cui è prevista la sanzione amministrativa da € 848, 00 a € 3.393, 00 e il fermo amministrativo del veicolo.
Giudice di Pace di Napoli ex Pozzuoli, sentenza del 13 luglio 2015


27. L'avvocato è tenuto ad informare il cliente sui contrasti giurisprudenziali
E' un dovere dell'avvocato informare il cliente sulle difficoltà di una causa, inoltre, l'obbligo di informazione riguarda anche i contrasti giurisprudenziali sulla controversia.
In buona sostanza, se su una norma giuridica relativa ad una controversia c'è un contrasto giurisprudenziale il cliente deve essere informato in modo da poter decidere se intraprendere o meno una causa.
Corte di Cassazione sentenza n. 14639 del 14 luglio 2015


28. Addebito della separazione
L'addebito della separazione può essere chiesto per vari motivi ad esempio per ipotesi di maltrattamenti.
Bene, questa sentenza della Corte di Appello di Lecce precisa che un unico episodio di maltrattamenti non può bastare per chiedere la separazione con addebito.
Infatti, l'addebito della separazione non può fondarsi sulla semplice violazione di un dovere coniugale ma è necessario che l'atteggiamento violento dell'atro coniuge abbia il carattere della continuità; solo in questo modo più episodi di maltrattamenti possono determinare l'intollerabilità della convivenza.
Corte di Appello di Lecce sentenza n. 109 del 2015


29. Doppio lavoro
Spesso per sbarcare il lunario un solo lavoro non basta e allora se ne svolgono due; attenzione però a non svolgere due attività lavorative nello stesso posto. Questa leggerezza può costare cara; e' ciò che è accaduto ad un dipendente che durante l'orario di lavoro, all'interno dell'azienda per cui lavorava, vendeva ai colleghi prodotti di qualsiasi tipo.
Il dipendente è stato licenziato perché nonostante avesse ricevuto ben due contestazioni, in merito al suo operato, ha continuato a porre in essere questa condotta illecita.
Il licenziamento e' stato, dunque, considerato legittimo.
Corte di Cassazione sentenza n. 17117 del 2015


30. Per installare i condizionatori serve la Scia
"Anto' fa caldo" così recitava una giovane Luisa Ranieri in uno spot Nestea di qualche anno fa.
In estate quando il caldo si fa davvero insopportabile l'unico rimedio è quello di starsene in casa grazie all'aria fresca generata dai condizionatori.
Ma attenzione con una recente sentenza il TAR del Lazio ha stabilito che se il condizionatore è installato all'esterno è necessaria la Scia ossia la "segnalazione certificata di inizio attività".
Diversamente, se non ci si attiene a questa disposizione, si può essere sanzionati con una multa salata. Inoltre, e' tenuto a pagare la multa anche chi acquistando l'immobile successivamente trova già i condizionatori installati all'esterno.
Nel caso di specie, il TAR del Lazio ha confermato la sanzione amministrativa pari ad euro 516 che il Comune di Civitavecchia aveva irrogato nei confronti di un proprietario di una galleria d'arte il cui immobile aveva all'esterno due condizionatori.
TAR del Lazio sentenza n. 10826 del 14 agosto 2015


31. Adozione degli zii
Perché possa dichiararsi l'adottabilità di un minore e' necessario che lo stesso versi in uno stato di abbandono e che sia accertata l'inidoneità di tutti i parenti.
In buona sostanza, con una recente sentenza la Cassazione ha precisato che prima di emettere una dichiarazione di adottabilita' bisogna verificare l'idoneita' di tutti i parenti entro il quarto grado che possano occuparsi del minore.
Nella vicenda in questione la Cassazione ha dato ragione a degli zii paterni che avevano chiesto l'affido etero-familiare di due nipoti; era accaduto, invece, che i giudici di merito avevano dichiarato le bambine adottabili e le avevano collocate presso una coppia in lista di attesa per l'adozione nazionale.
Per la Suprema Corte, invece, in questi casi va non solo valutato lo stato di abbandono del minore ma bisogna tener conto della disponibilità dei parenti, entro il quarto grado, capaci di sostituirsi in maniera valida alla carente inidoneità familiare.
È importante non allontanare frettolosamente il minore dalla famiglia di origine ma va sperimentato, nel tempo, un recupero delle capacità genitoriali.
Corte di Cassazione sentenza n. 16897 del 2015


32. L'infedeltà del coniuge può essere provata con la relazione scritta dell'investigatore privato
Secondo precedenti pronunce giurisprudenziali la relazione scritta dell'investigatore privato, corredata anche di materiale fotografico, non può essere considerata una valida prova nel processo civile ma è necessario che l'investigatore privato venga ascoltato come testimone.
Di avviso contrario e', invece, una sentenza del Tribunale di Milano che ha ritenuto comunque valido, anche se considerata come prova "atipica", il dossier investigativo del detective senza la sua testimonianza.
Va chiarito però che la suddetta prova rimane valida purché la controparte non riesca a contestare nel merito i fatti che gli vengono contestati e quindi ad esempio a dare un'altra chiave di lettura.
Tribunale di Milano sentenza dell’1 Luglio 2015


33. Rumori molesti
Anche i campanacci e i belati delle pecore possono disturbare il riposo e la quiete dei vicini.
Nella vicenda in questione il proprietario di un edificio adiacente ad una zona di pascolo aveva chiesto il risarcimento del danno esistenziale a causa dei rumori molesti provocati dagli animali da pascolo.
In realtà è stato disposto che il pascolo delle pecore doveva avvenire a 100 metri di distanza dell'edificio delle persone disturbate dai continui rumori mentre alcun danno esistenziale è stato riconosciuto perché non provato.
Il ricorrente aveva sostenuto la lesione di diritti costituzionali come il tranquillo godimento del domicilio o la libertà di spostamento.
La Suprema Corte, pur ammettendo in astratto che il continuo belare delle pecore poteva aver provocato un danno, ha invece ritenuto che nessun danno poteva essere risarcito al ricorrente perché non provato sia nell' "an" che nel "quantum debeatur".
Logica conseguenza e' che per ottenere un danno non patrimoniale determinato da "immissioni rumorose" e' necessario che la lesione sia concreta al punto da garantire un meritevole ristoro.
Corte di Cassazione sentenza n. 17013 del 20 agosto 2015


34. Nel caso di diagnosi tardiva si ha diritto al risarcimento del danno
Nel caso posto all'attenzione della Suprema Corte un medico non e' riuscito a diagnosticare in tempo una patologia terminale che aveva poi determinato la morte del paziente.
In buona sostanza gli eredi di una donna, che era morta a causa di un carcinoma all'utero, avevano chiesto un risarcimento dei danni al ginecologo che l'aveva seguita per 5 mesi. Il medico non era riuscito a diagnosticare la grave patologia nonostante la donna avesse continue perdite ematiche.
La Corte di Appello aveva ritenuto non sussistente il nesso causale tra il ritardo con cui era stata diagnosticata la malattia e la morte della donna, proprio in considerazione dell'aggressività della malattia.
Per i giudici di Piazza Cavour, invece, il medico e' stato ritenuto responsabile per non aver diagnosticato in tempo la malattia; in questo modo è stato determinato un ritardo anche nell'esecuzione di un intervento palliativo che avrebbe potuto alleviare il dolore al paziente.
Corte di Cassazione sentenza n. 16993 del 20 agosto 2015


35. Tassa sui rifiuti
La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, chiarisce che: "la tassa sui rifiuti va sempre pagata anche se non si utilizza il servizio."
Ai fini del pagamento della tassa va considerata la detenzione del locale e non la fruizione del servizio da parte del contribuente.
Nel caso di specie la Corte ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Lodi avverso la decisione della CTR Lombardia.
Quest'ultima, infatti, aveva reso "felice" un contribuente annullando una cartella di pagamento relativa alla Tarsu anno 2006; era stato ritenuto che la tassa non andava pagata perché il contribuente non poteva utilizzare il servizio pubblico; infatti, tra l'abitazione del contribuente e il punto di raccolta dei rifiuti non c'era un collegamento stradale.
La Cassazione ricorda, invece, che: " la tassa sui rifiuti viene a gravare su chiunque occupi o conduca locali a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale dove sono istituiti i servizi per la raccolta dei rifiuti.
Corte di Cassazione sentenza n. 12035 del 10 giugno 2015


36. Qual è il Tribunale competente a decidere sull'affidamento e il mantenimento del minore?
Sulla questione si è espresso recentemente il Tribunale di Roma con una ordinanza cercando di precisare alcuni aspetti spesso sottovalutati.
Nella vicenda in argomento una madre si trasferiva in un'altra città con il figlio minore senza l'accordo dell'altro genitore. Nonostante il trasferimento a Cassino il Tribunale competente sull'affidamento e il mantenimento del minore è stato considerato quello di Roma, luogo dove il minore aveva la residenza sin dalla nascita.
Il Tribunale di Roma ha quindi chiarito che per individuare la competenza il giudice deve prendere in considerazione il luogo dove abitualmente vive il minore quindi il luogo che è il centro della vita e dei suoi interessi.
Non ha, invece, alcuna rilevanza la semplice residenza anagrafica oppure gli spostamenti del minore in altri luoghi che abbiano carattere temporaneo.
Nel caso in questione il minore e' stato affidato congiuntamente ad entrambi i genitori con l'obbligo del padre di provvedere mensilmente al mantenimento del figlio; il comportamento della madre però è stato punito ai sensi dell'art. 709-ter c.p.c. per aver unilateralmente trasferito il figlio in un'altra città senza il consenso dell'altro genitore.
La donna per questa ragione dovrà versare al padre, a titolo di risarcimento, una somma pari ad euro 2000, 00.
Tribunale di Roma ordinanza del 19 giugno 2015


37. Assegno divorzile e nuova famiglia di fatto
È ormai un orientamento giurisprudenziale consolidato quello di escludere l'assegno divorzile nell'ipotesi in cui venga costituita una nuova famiglia di fatto e questo indipendentemente dalle condizioni reddituali dei coniugi.
Il caso in questione, giunto sino in Cassazione, prende le mosse da un ricorso avanzato da un uomo che lamentava una non corretta valutazione del giudice in sede di modifica delle condizioni di divorzio.
In buona sostanza il giudice aveva ridotto l'assegno di mantenimento a carico del marito ed in favore della ex moglie ad euro 350 nonostante entrambi gli ex coniugi avessero dato vita a relazioni affettive stabili.
La Corte, chiamata a decidere sulla questione, ha invece rimarcato che nelle ipotesi in cui gli ex coniugi abbiano raggiunto una nuova stabilità familiare l'assegno divorzile deve essere negato o sospeso.
A conforto di ciò la Cassazione ha ricordato altre pronunce in merito (come la sentenza n. 17195 del 2001 e la 17898 del 2012).
Corte di Cassazione sentenza n. 17811 del 2015


38. Stalking
Deve considerarsi stalking anche l'atteggiamento di chi crea profili falsi, sui vari social network, riconducibili alla vittima. In questa vicenda giudiziaria un uomo aveva posto in essere una serie di atti persecutori nei confronti di una ragazza con la quale aveva avuto una relazione sentimentale. Tra i gesti invasivi c'era stato quello di creare dei profili falsi con il nome della donna sui vari social frequentati da maniaci sessuali i quali importunavano la donna in continuazione credendo fosse disponibile per prestazioni sessuali.
Corte di Cassazione sentenza n. 36894 del 2015


39. Infedeltà coniugale non vale per l’affido dei figli
Come ripetuto tante volte una delle cause di addebito della separazione e' l'infedeltà coniugale, attenzione però l'infedeltà coniugale investe solo il rapporto moglie- marito mentre l'atteggiamento del coniuge fedifrago non può essere utilizzato contro lo stesso per ottenere l'affidamento esclusivo dei figli.
Dunque, il coniuge infedele non può essere considerato un genitore non adatto per l'affidamento condiviso dei figli; di conseguenza nelle ipotesi di infedeltà coniugale si potrà chiedere l'addebito della separazione e nei casi più gravi anche il risarcimento del danno.
Di contro però il coniuge che utilizza il tradimento dell'altro coniuge per denigrare il padre o la madre agli occhi dei figli pone in essere un atteggiamento scorretto che comporta una serie di conseguenze come l'ammonizione da parte del giudice, il pagamento di una sanzione amministrativa e nelle ipotesi più gravi la revoca dell'affidamento.
Tribunale di Milano ordinanza del 9 luglio 2015


40. Lavoro nei giorni festivi
In questa vicenda il datore di lavoro di una società aveva imposto ad una sua dipendente, addetta alle vendite, di lavorare in un giorno festivo e cioè il 6 gennaio. La dipendente aveva rifiutato di lavorare in quel giorno e per questo motivo il datore di lavoro l'aveva licenziata in tronco.
La Cassazione investita della questione ha ritenuto illegittima la sanzione imposta alla commessa stabilendo che il lavoratore può lavorare anche durante le festività infrasettimanali (civili o religiose) solo nell'ipotesi in cui vi sia stato un previo accordo tra dipendente e datore di lavoro mentre non può essere imposto alcun obbligo di lavorare durante le festività.
Corte di Cassazione sentenza n. 16592 del 2015


41. Assegnazione della casa familiare
Davvero interessante è questa recente sentenza della Cassazione nella quale la Corte chiarisce che anche nelle ipotesi di "famiglie di fatto" la casa familiare deve essere assegnata al genitore collocatario dei figli anche se il proprietario esclusivo dell'immobile sia l'altro compagno, anche se il genitore collocatario dei figli non sia conduttore dell'immobile oppure non abbia una posizione giuridica qualificata con riferimento all'immobile.
Ma la cosa più interessante e' che il diritto del genitore collocatario dei figli, a restare nella casa familiare, prevale anche sul diritto di chi ha acquistato l'immobile ed ha trascritto il titolo ancor prima dell'assegnazione.
In questa vicenda, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso di una donna che dopo la fine della storia con il suo compagno era rimasta a vivere con i figli, nati dalla relazione con l'uomo, nella casa di proprietà del compagno.
I giudici di merito avevano dato torto alla donna accogliendo le richieste della società immobiliare che chiedeva il rilascio dell'immobile perché occupato dalla donna senza titolo.
A mettere un punto fermo sulla questione è poi intervenuta la Cassazione che ha chiarito che: "il genitore collocatario dei figli è detentore qualificato dell'immobile e nell' esercitare il diritto di godimento dell'immobile e' assimilabile al comodatario anche se proprietario esclusivo sia l'altro compagno".
Logica conseguenza e' che l'assegnazione dell'immobile disposta dal tribunale e' opponibile al terzo acquirente il quale prima di acquistare l'immobile sapeva benissimo che l'immobile era occupato dalla ex convivente del proprietario e dai suoi figli.
Corte di Cassazione sentenza n. 17971 dell' 11 settembre 2015


42. Dare del "leccapiedi" configura il reato di ingiuria
Durante delle discussioni animate possono volare parole pesanti al punto da ledere la reputazione dell'interlocutore.
Quindi, deve considerarsi una vera e propria offesa la parola " leccapiedi" o "leccacu.." anche se utilizzata dal datore di lavoro nei confronti di un dipendente apostrofato in questo modo perché aveva assunto un atteggiamento di riverenza nei confronti di un altro dirigente dell'azienda.
Di conseguenza se è consentito che il datore di lavoro rimproveri il dipendente per errori o leggerezze commesse durante lo svolgimento dell'attività lavorativa di contro il "capo" non può utilizzare parole offensive che ledano l'onore del lavoratore; inoltre, non ha alcuna importanza che la parola offensiva sia stata pronunciata durante uno stato di alterazione psicologica.
Corte di Cassazione sentenza n. 35013 del 2015


43. Alienazione parentale
In caso di separazione personale dei coniugi la regola generale e' quella di affidare i figli in maniera condivisa ad entrambi i genitori.
Ma a questa regola generale e' prevista l'eccezione "dell'affidamento esclusivo" ad un solo genitore in casi particolari.
Interessante a tal proposito e' un decreto emesso dal Tribunale di Cosenza con cui e' stato disposto l'affidamento esclusivo dei figli al padre perché la ex moglie aveva manipolato i figli al punto tale da allontanarli sia fisicamente che psicologicamente dal padre.
Tutto questo è stato dimostrato attraverso una CTU psicologica che aveva rilevato non solo un rifiuto innaturale della figura paterna ma anche un grave atteggiamento denigratorio dei minori nei confronti del padre.
Tribunale di Cosenza decreto n. 778 del 29 luglio 2015


44. Spese straordinarie per i figli
Il coniuge non affidatario dei figli e' sempre tenuto a corrispondere l'importo delle spese straordinarie? In genere le spese straordinarie devono essere preventivamente concordate; però nel caso in cui la spesa abbia una certa utilità e sia proporzionata al tenore di vita, il genitore non collocatario dei figli è tenuto a contribuire.
Nel caso di specie la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un padre che si era rifiutato di pagare il 50% delle spese straordinarie per la cameretta nuova della figlia, inoltre, aveva rifiutato di sostenere le spese per uno stage all’estero che avrebbe consentito alla figlia di imparare l'inglese.
In buona sostanza l'uomo aveva presentato una opposizione al decreto ingiuntivo emesso dal Giudice di Pace di Taranto con cui gli veniva ordinato di pagare 1.098 euro all’ex moglie come rimborso del 50% per le spese sostenute in favore della figlia.
L'uomo riteneva di non doverle pagare perché gli esborsi non erano né urgenti né indifferibili ed inoltre non erano stati concordati preventivamente.
Corte di Cassazione ordinanza n. 16175 di luglio 2015


45. Rimozione della canna fumaria
Quando si abita in un condominio bisogna sempre rispettare il regolamento condominiale, quindi, le iniziative spontanee di un condomino non possono sempre trovare accoglimento.
Nel caso di specie un condomino aveva montato sul muro di confine, del palazzo condominiale, una canna fumaria che alterava pero' l'estetica dell'edificio.
Il condomino ha dovuto rimuovere la canna fumaria perché la stessa era stata posizionata su una parte comune dell'edificio; inoltre, la canna fumaria limitava la luminosità di un altro appartamento ed infine aveva dato vita ad uno stillicidio di acque sporche a causa della condensazione dei fumi.
Corte di Cassazione sentenza n. 17072 del 2015


46. Ingiuria
Bisogna distinguere la maleducazione dalle offese; solo le offese, infatti, possono ledere l'onore e il decoro di una persona.
In questa vicenda giudiziaria una donna era stata condannata per il reato di ingiuria per essersi rivolta al cognato pronunciando le seguenti parole: "stai zitto e non dire belinate”.
La donna si era difesa sostenendo che le parole usate erano tipiche del linguaggio genovese ed erano state proferite in tono scherzoso e che in quel periodo era in buoni rapporti con il cognato.
Sulla scorta di queste considerazioni la Corte di Cassazione ha dato ragione alla donna.
Corte di Cassazione sentenza n. 35027 del 20 agosto 2015


47. Diritto di visita del padre
Il genitore non collocatario del figlio, e' tenuto ad osservare scrupolosamente il rispetto del "diritto di visita" così come previsto dal provvedimento giudiziale.
Trasgredire le disposizioni può determinare la condanna del genitore non collocatario a risarcire il danno al minore.
Nella storia in argomento un padre aveva chiesto alla propria figlia, che peraltro si era rifiutata, di trascorrere i weekend di propria spettanza, in compagnia della propria compagna e per giunta presso l'abitazione della donna.
L'uomo per un po' di anni era stato fisicamente assente dalla figlia anche perché si era trasferito all'estero con la propria compagna. La condotta posta in essere è stata vista come un limite al recupero del rapporto affettivo e comunicativo con la figlia. L'uomo, dunque, comportandosi in questo modo e' stato sanzionato ai sensi dell'art. 709 - ter c.c. perché non è stato in grado di dare un maggiore valore al proprio ruolo genitoriale e alle esigenze della minore rispetto alla relazione sentimentale con la nuova compagna.
Tribunale di Roma sentenza del 23 gennaio 2015


48. Si applica il codice del consumo nell'ipotesi di acqua al posto della benzina
Anche se non è così frequente può però capitare che andando a fare rifornimento, ad una pompa di benzina, nel serbatoio della vettura finisca oltre alla benzina anche dell'acqua.
Se ciò accade inevitabilmente la vettura subisce dei danni dei quali risponderà il titolare del distributore di benzina.
In queste ipotesi si applica il codice del consumo quindi ci sarà una " tutela in forma specifica" del consumatore che potrà chiedere o la riparazione o la restituzione del bene.
Nella vicenda in questione il proprietario della pompa di benzina e' stato condannato a pagare, al proprietario della vettura, la somma di 2500 euro per le spese che erano state affrontate per riparare il mezzo.
Giudice di Pace di Perugia sentenza n. 400 del 18 aprile 2015


49. Mantenimento dei nonni ai nipoti
Anche i nonni sono tenuti al mantenimento dei nipoti. Ma in quali circostanze?
Una sentenza " vintage " anno 2010 ricorda che anche i nonni sono tenuti al mantenimento dei nipoti quando vi sia una impossibilità oggettiva, da parte dei genitori, di mantenere i figli.
L 'obbligo dei nonni al mantenimento dei nipoti e' previsto però solo in via sussidiaria; in buona sostanza essi saranno tenuti al mantenimento non quando uno dei due genitori sia rimasto inadempiente al proprio obbligo ma solo nell'ipotesi in cui l'altro genitore non sia in grado di provvedervi per mancanza di mezzi oppure per omissione volontaria.
Va ricordato, altresì, che ai sensi dell’art. 148 c.c. è possibile ottenere un decreto giudiziale.
Il Tribunale competente sarà il tribunale del luogo di residenza del genitore o degli ascendenti inadempienti.
Con il decreto viene stabilito il versamento di una quota dei redditi dell’obbligato direttamente al genitore o a chi sopporta le spese di mantenimento.
Corte di Cassazione sentenza n. 20509 del 2010


50. Indebito arricchimento
Nella vicenda in questione un condominio, a causa di alcune infiltrazioni di acqua, aveva deliberato in assemblea di eseguire dei lavori di manutenzione straordinaria. Le spese venivano divise sulla base delle tabelle millesimali ma a causa di un errore presente nelle tabelle non veniva contemplato un immobile danneggiato. Il proprietario dell'immobile traeva beneficio da queste riparazioni ma in realtà non aveva partecipato alle spese.
Il condominio per ottenere il rimborso di ciò che era stato pagato ha dunque agito nei confronti di questo proprietario per indebito arricchimento.
Corte di Cassazione sentenza n. 5690 del 10 marzo 2011


Fonte: Briciole di Diritto. Un riepilogo delle sentenze "estive", "autunnali" e "vintage" più significative
(www.StudioCataldi.it)